15/09/2026 — Storie della federazione

Un’estate da 1000 eventi Pro Loco: alla ricerca dell’equilibrio tra benessere sociale e turismo

estate pro loco 2026

di Oriana Bosco

 

Un’altra stagione positiva per le Pro Loco trentine, che quest’estate hanno raggiunto i 1.000 eventi, confermando il costante impegno nell’animazione dei nostri borghi nel periodo di maggiore affluenza turistica. 

“Si tratta di un numero che racconta un mondo del volontariato Pro Loco sano e attivo, in cui l’attività progettuale dedicata alla cura della comunità, a cui queste associazioni si dedicano durante tutto l’anno, in questi mesi si arricchisce di un’attenzione in più anche verso chi sceglie di trascorrere le vacanze nei nostri paesi”, commenta la Presidente della Federazione Trentina Pro Loco, Monica Viola. “Un grazie va quindi agli oltre 20.000 volontari che confermano il loro impegno verso le comunità a cui appartengono, dedicando generosamente tempo ed energie a favore dei territori trentini, atteggiamento non scontato in tempi di calo della partecipazione al volontariato”.

Numeri e impegno che, oltre alla gratitudine, portano con sé anche una riflessione sugli effetti che questa attività produce e, più in generale, sul rapporto tra comunità e turismo.

Le discussioni sull’overtourism e sul rapporto tra residenti e turisti sono state infatti, quest’estate più che mai, all’ordine del giorno. Al netto dei singoli casi, sono il sintomo di una dinamica che ogni anno si delinea con maggiore nitidezza: come si conciliano le esigenze di chi vive un luogo tutto l’anno con quelle di chi lo abita, anche se temporaneamente, per turismo?

 

Pro Loco tra turismo e comunità

Non ci sono soltanto i casi emblematici delle file sulle Dolomiti o delle località che nei periodi di punta faticano a sostenere la pressione dei visitatori. Ci sono anche episodi più piccoli, che riguardano da vicino le comunità trentine e che ci portano a interrogarci su come coniugare accoglienza e sostenibilità sociale dei luoghi.

È proprio su questo aspetto che vale la pena soffermarsi. La sostenibilità sociale è infatti particolarmente vicina alla funzione delle Pro Loco, soggetti che nell’ecosistema turistico trentino rivestono un ruolo di attivatori di comunità.

Le Pro Loco, diffuse in tutto il territorio trentino (sono più di 240, con oltre 20.000 volontari) svolgono una funzione che sta a metà tra animazione, da cui provengono per tradizione, e cura del luogo e della sua comunità, a cui si dedicano per vocazione durante tutto l’anno.

Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente come questo contributo continuativo al benessere del territorio sia fondamentale anche in termini turistici. “Requisito fondamentale per l’attrattività turistica è avere paesi sani e vitali, in cui la popolazione residente per prima vive bene”, aveva dichiarato già nel 2023 il CEO di Trentino Marketing Maurizio Rossini alla BITM.

È una consapevolezza che ha accompagnato lo sforzo congiunto di Provincia, Federazione Pro Loco e singole associazioni: finanziamenti e strumenti di sostegno, servizi e assistenza, attenzione al ricambio generazionale e alla partecipazione. L’obiettivo è mantenere vive queste realtà, perché un paese vivo e abitato è anche un paese capace di accogliere. E qui viene il punto.

 

Come si concilia il benessere della comunità con le esigenze turistiche?

Nella maggior parte dei casi, a dire il vero, le due cose si integrano e anzi si alimentano a vicenda. I punti di contatto tra chi si ritrova nello stesso luogo sono moltissimi, a partire dai bisogni più semplici e concreti: servizi, assistenza sanitaria, attività commerciali, accessibilità, spazi di socialità. Ci sono però situazioni in cui le esigenze non collimano.

Può accadere, per esempio, che una cena organizzata da una Pro Loco per ringraziare i residenti o semplicemente per rinsaldare lo spirito del paese, generi un senso di esclusione in chi, pur trovandosi lì per turismo, sente di essere entrato temporaneamente a far parte di quella comunità. O, al contrario, può succedere che i biglietti per un’iniziativa vengano acquistati quasi esclusivamente dagli ospiti, impedendo di fatto ai residenti di partecipare.

Sono forme di esclusione apparentemente contraddittorie, a cui si può intervenire solo in parte con soluzioni organizzative. Il tema è più profondo e riguarda ciò che intendiamo per accoglienza e integrazione. Certamente non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Esiste però la possibilità di diventare più consapevoli delle dinamiche che si creano quando persone diverse condividono, anche se per periodi differenti, lo stesso luogo.

 

Accoglienza e appartenenza

I luoghi turistici sono innanzitutto luoghi di comunità. Ed è proprio questo che li rende interessanti: offrono opportunità di incontro con l’altro che riguardano tanto chi arriva quanto chi accoglie. Per i volontari di Pro Loco, questa caratteristica rappresenta un’occasione. Entrare in contatto con chi è diverso da noi arricchisce, evita l’isolamento, ci obbliga a coltivare l’accoglienza e a trovare, di volta in volta, modalità diverse di integrazione. Sono competenze che spesso mettiamo in atto spontaneamente e di cui, forse, dovremmo essere più consapevoli.

Per chi visita un territorio, arrivare significa entrare in un sistema che esiste già. E qui si apre una scelta, spesso implicita: adattarsi al luogo oppure chiedere al luogo di adattarsi a noi. È una domanda che porta direttamente al tema dell’appartenenza. “A chi appartiene un luogo?”

È una domanda meno scontata di quanto sembri. I luoghi non sono soltanto proprietà fisiche o amministrative: sono anche il risultato delle relazioni, delle abitudini, della memoria e della partecipazione di chi li vive. E oggi sono sempre più attraversati da persone che arrivano, partono, ritornano, si trasferiscono, costruiscono relazioni e diventano parte di una comunità in modi diversi. Il solo fatto di essere originari di un posto, quindi, non può essere l’unico criterio per stabilire chi abbia diritti su di esso. Ma nemmeno il semplice fatto di esserci, o di pagare per soggiornarvi, può significare poter decidere come quel luogo debba essere vissuto.

La questione può sembrare astratta, ma ha conseguenze molto concrete. Se un turista arrivato in uno dei nostri paesi di montagna si lamenta dell’abbaiare dei cani, dell’odore delle mucche o del suono delle campane, fino a che punto il territorio deve modificarsi per assecondare le sue aspettative? Seguendo il ragionamento proposto da Rossini, la qualità della vita di chi abita un luogo non è interamente negoziabile in funzione del turismo.

 

Siamo tutti ospiti

La domanda, quindi, diventa anche economica e politica: quanto ci costerebbe un turismo magari più ricco o più numeroso, ma capace di alterare gli equilibri di un luogo fino a renderlo meno vivibile per chi lo abita?

Forse, perché l’accoglienza funzioni davvero, è necessario un denominatore comune più profondo: il rispetto del luogo che visito, così come di quello in cui risiedo; il rispetto della sua gente, della sua cultura, del suo ambiente e dei suoi spazi, fisici e di relazione. È un principio semplice, ma non scontato.

E forse è anche meno difficile da comprendere se ricordiamo che, nel corso della nostra vita, siamo tutti sia residenti sia turisti. Ci spostiamo, visitiamo altri luoghi, diventiamo temporaneamente ospiti di comunità diverse dalla nostra. Possiamo quindi riconoscerci in entrambe le prospettive e provare a garantire al luogo che abbiamo scelto per una vacanza lo stesso rispetto che desideriamo per il luogo in cui viviamo.

Per le Pro Loco questa consapevolezza è particolarmente importante. Perché il loro compito non è soltanto organizzare eventi o rendere più attrattivo un paese. È anche contribuire a mantenerlo vivo, abitabile, riconoscibile e capace di generare relazioni.

La sfida del futuro potrebbe allora essere quella di trovare una terza via rispetto alla contrapposizione tra turista e residente: una via sostenibile dal punto di vista ambientale, culturale e soprattutto sociale. Un modo di vivere il turismo in cui chi arriva non sia soltanto un cliente e chi abita non sia soltanto un destinatario degli impatti.

Perché, alla fine, forse la domanda “A chi appartiene un luogo?” dovrebbe lasciare spazio a una domanda diversa: “Chi si sente responsabile di questo luogo?”. E la risposta potrebbe essere molto più ampia di quanto immaginiamo: chi ci è nato, chi ci vive, chi ci lavora, chi lo amministra, chi lo anima, chi lo visita e, soprattutto, chi contribuisce a mantenerlo vivo.

In questa prospettiva, accogliere non significa cedere il proprio luogo a chi arriva. E appartenere non significa chiudersi a chi viene da fuori. Significa imparare a condividere un luogo senza smettere di averne cura.

estate pro loco 2026