20/03/2025 — Scintille

La rinascita di una tradizione

Trato Marzo


“Trato Marzo, trato Marzo su sta tera… a chi la dem la bela…?” Con queste parole si apre la Chiamata di marzo, un rito antico che celebra la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera.

Dopo anni di silenzio, l’antichissima tradizione del Trato Marzo è tornata a risuonare tra le valli della Vallarsa.
Il merito è della locale Pro Loco, una piccola e battagliera associazione che non si è arresa davanti ad un’impresa che pareva quanto meno insolita. Ed il risultato è stato davvero incredibile. Ci ha raccontato questa avventura Luca Campana, presidente della Pro Loco di Vallarsa.

Luca, cos’è la Chiamata di marzo? Da dove nasce questa tradizione?
La Chiamata di marzo è un rito antico che segna il passaggio dall’inverno alla primavera e, un tempo, anche l’ingresso nell’età adulta.
Alcune ricerche del Museo Etnografico di San Michele all’Adige suggeriscono che la tradizione abbia addirittura origini pre-cristiane. Esistono varianti della Chiamata di marzo anche in Val di Cembra, Val Rendena e nel Veneto cimbro, dove si celebra con modalità diverse ma con lo stesso significato di rinascita e fertilità.
Nella versione trentina, l’elemento caratterizzante è il rito della chiamata delle coppie: maschi e femmine venivano associati, talvolta per scherzo, in una sorta di unione legata metaforicamente ai concetti di fertilità e nuova vita.
Fino alla fine degli anni Ottanta, si festeggiava in molte frazioni della Vallarsa, soprattutto a Valmorbia, dove era particolarmente radicata.
All’epoca, il paese era molto popolato: c’erano le scuole elementari e ogni anno almeno dieci coscritti compivano diciotto anni.
Con il progressivo spopolamento della zona, la tradizione si è persa. In altre frazioni, come Speccheri e Camposilvano, è sopravvissuta in forma ridotta, soprattutto in ambito familiare. Qui, ancora oggi, i bambini vanno di casa in casa con le strozze, chiamano marzo e ricevono piccoli doni dagli anziani.
Come Pro Loco, abbiamo voluto riportare in vita questa tradizione con una festa strutturata, con l’auspicio che possa trasformarsi in un appuntamento fisso. L’idea iniziale era di riproporla a Valmorbia, nel luogo più legato alla sua storia, ma alcuni lavori in corso non lo hanno reso possibile. Per questo, abbiamo deciso di spostarci al Passo delle Fugazze, dove siamo stati ospitati dal Ristoro Mangia e Bevi.

Un momento del rito

Com’è andata questa prima edizione del ritorno della Chiamata di marzo?
Nonostante la pioggia, è stato grandioso!
Abbiamo iniziato la serata con la Chiamata di marzo, dove hanno partecipato anche i giovani di Terragnolo, visto che storicamente la celebravano. Per questa prima edizione, dato che erano un po’ emozionati, abbiamo scelto una formula guidata. Un regista ha dato il via con un grande trombone di ferro e ha pronunciato la formula: “Trato Marzo, trato Marzo su sta terra! A chi la dem la bela…?” A quel punto, il coro ha risposto con tamburi e raganelle, seguito dall’annuncio della coppia, che poteva essere reale oppure inventata per l’occasione. Abbiamo deciso di adattare la tradizione ai tempi, senza fare distinzioni di genere tra le coppie.
Dopo la Chiamata di marzo, sono iniziate le esibizioni allegoriche, perché questa festa è, prima di tutto, un rito di passaggio: dall’inverno alla primavera, dal freddo al ritorno della vita.

 

Un momento del rito

Devi sapere che l’anno scorso, come Pro Loco, abbiamo stretto un gemellaggio con un gruppo di maschere tradizionali di Castelnuovo al Volturno, in Molise. Anche lì si celebra un rito legato al cambiamento: una lotta simbolica tra cacciatore e cervo, che rappresenta metaforicamente la natura. Il cervo muore e poi rinasce, a simboleggiare il rinnovamento della vita. Quest’anno, abbiamo avuto il piacere di ospitarli in Vallarsa, dove hanno condiviso con noi la loro tradizione.
La serata è proseguita con l’esibizione dei Krampus cimbri, del gruppo Zimber Taifel di Vallarsa, che rappresentano l’inverno. Dopo aver sfilato intorno a un grande falò, si sono diretti verso la montagna, lasciando simbolicamente spazio alla primavera. Subito dopo, è stato il turno del gruppo di Castelnuovo, che ha messo in scena il rito del cervo e del cacciatore.
Abbiamo concluso l’evento con polenta e altri piatti tipici. La comunità era davvero entusiasta: è stata proprio una bella festa.

Zimber Taifel, i krampus cimbri

La Pro Loco sta facendo un grande lavoro di recupero delle tradizioni locali. Quanto è importante per voi questo aspetto?
Per noi è fondamentale. Il nostro obiettivo è ridare carattere alla valle, riscoprendo e valorizzando le sue tradizioni.
Oggi siamo immersi in un mondo che risucchia tutte le nostre attenzioni: accendiamo la TV, guardiamo un film della Marvel, stiamo tutti al telefono… Le feste e le tradizioni popolari rischiano di perdersi.
Noi vogliamo riappropriarcene, ma in modo intelligente: aggiornandole, rendendole attuali, senza snaturarle.

L’evento non è solo un modo per fare festa, ma anche un’occasione per valorizzare la valle dal punto di vista turistico. L’APT di Rovereto ci ha supportato molto nella promozione, e crediamo che queste iniziative possano contribuire a dare nuova vita al nostro territorio.
Abbiamo lavorato molto per riportare in vita questa tradizione e ci piacerebbe davvero che diventasse un appuntamento fisso, un simbolo della nostra comunità.